Continuo a vedere segnali contrastanti dai Leading Economic Indicators dei paesi del G7.
Non dovrebbe sorprendere il vedere un qualche segno di miglioramento (dopo i livelli molto bassi), anche a seguito della ripresa nei Global PMI (Purchasing Manager Index).

Global PMI
Tuttavia, continuano a destare preoccupazione il mercato del lavoro e il settore immobiliare, che non sembra aver ancora toccato il fondo. Positivo è comunque il trend nei nuovi ordinativi delle imprese, benché ancora vi sia un eccesso di scorte rispetto alle vendite e alle spedizioni (il già citato inventory-to-shipment o inventory-to-sales ratio).
Ciononostante, sono sempre più convinto che il mercato azionario e quello delle materie prime siano supportati più dal Global Liquidity Cycle che dalla convinzione che vedremo molto presto un forte rimbalzo nella crescita economica globale.
Di fatto, il consensus si attende una ripresa anemica nella seconda metà dell’anno, cosa assai probabile, per lo meno nei paesi sviluppati. Ma francamente, non credo che tali aspettative possano giustificare un rally dai minimi di marzo del 46% per l’MSCI World (personalmente credo sia stato più un fenomeno di short-covering). E il mercato non è più cheap.
Gli indicatori di fiducia stanno comunque salendo, e questo è un bene. Ma puntano più a una normalizzazione del sentiment, dopo i livelli depressi registrati nel 4Q08-1Q09: ovvero, il peggio sembra essere ormai passato.
È interessante notare come l’indicatore proprietario di Credit Suisse sull’appetito per il rischio per le azioni sia già in stato “euforico”, in un momento in cui comunque la maggior parte degli investitori istituzionali sembra essere ancora in ritardo rispetto al rally dei mercati rischiosi: il 91% degli operatori ha una posizione “media” o “leggera” in termini di azioni (quindi c’è ancora molta liquidità che attende di essere investita) e solo il 17.5% crede che i risky asset possano continuare a salire.

Equity-only Normalized Risk Appetite
Credo che se il processo di stabilizzazione continuerà, magari anche con notizie leggermente meno positive di quanto il consensus si attende, ogni correzione (ormai a lungo attesa) potrà essere interpretata come una buying opportunity.
Certo sarei più felice di vedere i mercati azionari un po’ più in basso, magari di nuovo vicino alla media mobile a 50 giorni (quindi una correzione di circa 10 punti dalla chiusura di ieri), prima di aumentare ancora di più la quota azionaria nei portafogli. I minimi di marzo sono comunque molto più difficili da raggiungere senza un chiaro deterioramento della congiuntura (oppure, avremmo bisogno di un altro grosso fallimento, magari in Europa, attualmente non prezzato dai mercati).
Ora le probabilità sono più in favore di una salutare correzione, magari un processo di consolidamento, nelle prossime settimane.
Quindi, tornerei a essere compratore, mantenendo sempre una preferenza ciclica: mercati emergenti e materie prime.